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sabato 26 ottobre 2013

Sulla nostra biblioteca...


Il cons. Mantoan coglie l’occasione per avere delle risposte in merito alla fruizione degli spazi destinati alla biblioteca. Precisa che alcuni cittadini chiedono quando saranno conclusi i lavori e ricorda che analoga richiesta era stata rivolta al Sindaco già a febbraio e al suo insediamento. Ritiene si debbano fornire spazi adeguati ai cittadini non solo per il prestito librario ma anche per lo studio.


Il Sindaco risponde al cons. Mantoan precisando che i tempi per rendere fruibili gli spazi della biblioteca si sono allungati in quanto si è verificato un evento eccezionale ed in particolare un distacco al primo piano di parte del soffitto. Inoltre l’Amministrazione risultando beneficiaria di un contributo provvederà a dare avvio alle procedure di gara i cui tempi indicativamente saranno di 30-45 giorni per 
l’indizione e di 3 mesi per il suo realizzo. Stessa cosa in merito al contributo reso disponibile da parte della Fondazione Cassa di Risparmio e finalizzato all'acquisto degli arredi. Precisa che la biblioteca sarà destinata al piano terra mentre il piano primo verrà riservato a sale per incontri. Concorda sul fatto che servono maggiori spazi per la biblioteca ma come per gli orari di apertura che sono rimasti inalterati, anche il prestito librario non ha avuto disguidi per il costante utilizzo di internet che consente la prenotazione di volumi via web. 

Il cons. Mantoan riscontra che sono trascorsi 14 mesi dagli “eventi eccezionali” ricordando che la biblioteca era destinata al piano primo chiedendo chiarimenti. Conclude affermando che non ha detto che la biblioteca “non funziona” ma che manca trasparenza in quanto del fatto incorso non è mai stata data alcuna comunicazione.

Il Sindaco sulla trasparenza dissente anche perché per effettuare i lavori ci vogliono risorse economiche e i tempi necessari per partecipare ai bandi.


(Dal Verbale del consiglio comunale  n. 39 del 30/09/2013)

giovedì 28 giugno 2012

IMU ed IRPEF: l'amministrazione di Cervarese aumenta le tasse

Il cons. Ceron Giovanni: Il regolamento è sì stato visionato in commissione ma non ne condividiamo il contenuto, soprattutto per quanto riguarda le aliquote. A febbraio abbiamo cominciato a fare i primi incontri relativi al bilancio e questo non quadrava per circa Euro 260.000, il nostro gruppo aveva dato la disponibilità a ricontrollare le voci di spesa ad una ad una. Poi  tutto tace fino a maggio quando la giunta pareggia il bilancio aumentando le imposte. Non concordiamo assolutamente con l’aumento dell’addizionale comunale IRPEF perché si va a tassare il lavoro. Avevamo proposto un’esenzione fino a Euro 15.000.

Sindaco: L'aumento dell’addizionale è il frutto di tanti fattori. Abbiamo cercato di  mantenere i servizi per la collettività e per il territorio per garantire la manutenzione degli edifici e delle strade. Bisogna vedere anche gli introiti come vengono utilizzati.

Il cons. Mantoan Francesco: Confermo quanto già detto prima e sottolineo che questi aumenti costituiscono un uno due micidiale per i cittadini, anche per i dipendenti pubblici il cui stipendio era già bloccato per alcuni anni e che dunque in quelli che verranno vedranno ulteriormente diminuire il valore della busta paga per questi interventi che andate ad approvare.

(dal VERBALE DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N. 19)

Il cons. Ceron Giovanni: Assurdità e demagogia assoluta l’abolizione dell’ICI, tra l’altro l’imposta sugli immobili è tipicamente federalista, quest’anno è stata reintrodotta in forma più severa. Ricordo, inoltre, che per la prima casa non si pagava niente per cui per il cittadino non si tratta di un semplice aumento di aliquota da 0,4 allo 0,45 ma la percezione è quella di un esborso molto più alto. Ci sarebbe piaciuto che nel testo della delibera ci fosse stato anche l’importo del gettito stimato. Non siamo contrari alla tassazione sugli immobili, ma quest’anno la maggioranza ha deciso di aumentare sia l’IMU che l’addizionale comunale IRPEF.

Sindaco: Ci stiamo basando su stime teoriche, mi chiedo su cosa siano basati i calcoli fatti dallo Stato.

Il cons. Mantoan Francesco: Altri comuni hanno inserito nel sito programmi per il calcolo dell’IMU, noi no, facciamo in modo che il sito non sia solo una bacheca.

(dal VERBALE DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N. 25)

Ex Parrocchiale di Montemerlo: non ci sono tempi certi

Il cons. Mantoan: Volevo essere informato della situazione della ex parrocchiale di Montemerlo, già più di un anno fa il nostro gruppo ha fatto delle interrogazioni in merito. Quando tornerà disponibile? Visto il protrarsi dei lavori, e se la parrocchia è aggiornata sulla situazione.

Sindaco: I lavori continuano con tempi lunghi, come già annunciato, e ciò per contenere i costi. Tra l’altro i lavori sono andati ben oltre quanto previsto, abbiamo effettuato il recupero delle dipinture che si sono dimostrate di un certo valore. I restauri sono stati eseguiti in collaborazione con l’UPA e l’istituto edile, dunque, delle istituzioni scolastiche con i loro tempi abbastanza lunghi, infatti tra attività di aula e attività pratica i corsi durano in tutto tre o quattro mesi, ciò comunque ci ha consentito di recuperare gli affreschi con un prezzo contenuto. Ritengo comunque che il recupero sarà completato per fine estate.


Il cons. Mantoan: Non riusciamo a dare un termine alle associazioni? 

 
Sindaco: Una volta che sarà completato il restauro della ex parrocchiale le cose non saranno più gestite come prima con le chiavi distribuite e destra e a manca, non sapendo chi apre e chi provvede a chiudere. La ex parrocchiale non sarà stazione permanente delle associazioni, ma vi si potranno svolgere solo attività e incontri. Non mi sembra corretto dare oggi un termine preciso, in quanto non ho dati certi.
(dal VERBALE DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N. 18)

domenica 17 maggio 2009

Proviamo a volare più alto…

Domande e Risposte



Già, perché non vorrei che qui, pensando all’amministrazione di un comune, ci si accontentasse di pagare le bollette. Bisogna andare molto oltre, lì dove si pensano le cose serie e vere. Le cose serie e vere appartengono per esempio agli ambiti dell’edilizia, a proposito dei quali in giro per le strade si mormora tanto per i grandi interessi che si muovono attorno al mattone e alle logiche con cui si concedono o no le autorizzazioni, ma anche per la necessità di pensar bene e come ci si spende il territorio, perché certe scelte non sono indolori, mai. Le cose serie e vere appartengono per esempio all’ambito del cosiddetto “sociale”, ovvero di quelle attenzioni che un’amministrazione deve avere per i meno abbienti, per i poveri, e in questi periodi è un ambito importante, credo. Ora la domanda, la terza della serie potrebbe suonare così: Come si pensano gli interventi nel sociale? Mi viene in mente una parola che adesso rappresenta il cumulo di tutti gli errori che si potrebbero commettere nel campo del sociale: “assistenzialismo”. Non si deve concepire l’intervento a favore dei più poveri secondo logiche “assistenzialistiche”, e questo viene detto a tutti i livelli, dal comune alle organizzazioni mondiali per l’aiuto ai paesi in via di sviluppo (diciamo così…ironicamente). Ora io ricordo che una volta, quando c’erano poveri veri nei nostri paesi, c’era un ente che prevedeva l’aiuto concreto, quello che permette di mettere insieme almeno un pranzo, se non proprio pranzo e cena, si chiamava “ECA”, e la sigla significava “Ente Comunale di Assistenza”. Poi, nel dire comune, si è aggiunto un “ismo” e l’assistenza è diventata una malattia dell’amministrazione della cosa pubblica. Al di là di tutte le valutazioni storiche che hanno portato ad aggiungere l’ismo all’assistenza , e ci sono, mi chiedo con quale logica si affrontano le situazioni di bisogno, se c’è in noi, prima che in chi amministra, che poi siamo ancora noi, per delega/voto, un pensiero per questo tipo di problematiche. Voglio dire che si può pensare di aiutare chi è in difficoltà in più modi (non dico “molti”, perché non so se sarebbe vero): andando loro incontro con interventi diretti, che sollevano l’impegno di pagare i debiti, le bollette (ancora loro), la spesa corrente, gli affitti. Oppure si può pensare di prestare loro servizi. Cioè? Il pasto caldo? Bene! E poi? E’ assistenzialismo questo? Oppure si può pensare di dar loro l’opportunità di guadagnarsi qualcosa anche se non sono in grado di svolgere un lavoro regolarmente retribuito. Ma come? Di certo c’è che dietro la problematica del “sociale” la riflessione va fatta, e deve essere seria e profonda, per decidere (ad esempio) se i poveri vanno aiutati o no, se sono persone sfortunate o solo (come dice qualcuno che probabilmente non ha mai provato sulla pelle l’esperienza della fatica, della debolezza, della malattia o del fallimento) dei fannulloni che non han voglia di lavorare. E quando abbiamo deciso cosa sono i “poveri”, e ci siamo accorti che sono persone con i loro difetti, che ne hanno magari qualcuno in più di altri (che so: bevono troppo, si giocano un po’ dei pochi soldi che hanno al mese al “gratta e vinci” o al lotto, si dimenticano le cose da fare, ecc), cosa facciamo? Facciamo assistenza pura, o siamo capaci di inventarci forme di impiego perché possono fare qualcosa per il comune e così guadagnarsi, con un minimo di dignità quel pezzo di pane che mangiamo? Magari non ci sono leggi che lo permettono, ma forse sì, con un po’ di fantasia e coraggio si riesce a fare anche questo. Ci sarebbero tante piccole cose da fare in un territorio, e farebbero sentire meno inutili certe persone… C’è una logica diversa, insomma, per il sociale?

Don Romano.


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Don Romano,

cercherò di rispondere al tuo editoriale di questa settimana “Proviamo a volare più alto…” evitando di cadere e farmi male…!!!


Per fare questo parlerò del “sociale” solo per quanto riguarda il sostegno economico alle persone e alle famiglie in difficoltà lasciando da parte tutto il resto (anziani, sostegno educativo ai minori, problemi giovanili, ecc…).


Non perché il resto non sia importante ma perché “il sostegno ai poveri” mi pare il punto centrale della tua riflessione.


Anche in questo caso devo dire che non mi manca l’esperienza visto che dal settembre 1997 al giugno 1999 ho ricoperto la carica proprio di Assessore ai Servizi Sociali e Scolastici nel Comune di Cervarese.


Un tempo molto breve da un punto di vista amministrativo (in poco più di un anno e mezzo riesci a capire come funziona un ente locale e poco più…) ma abbastanza proficuo per i risultati raggiunti; vorrei ricordarne solo due per me fondamentali perché sono rimasti e hanno inciso profondamente nella vita del nostro Comune:


- l’approvazione della prima convenzione con le Scuole dell’Infanzia parrocchiali (firmata il 14.05.1998);

- l’assunzione a tempo pieno, a partire dal gennaio 1999, dell’assistente sociale (delibera di Consiglio Comunale del 13.08.1998).


Dopo aver ricordato il passato (ma che è ancora il nostro presente…) parliamo del futuro.


La lista della quale faccio parte e che candida LORIS ROSSETTO a Sindaco di Cervarese S.Croce propone nel proprio programma elettorale due punti assolutamente innovativi nel campo del “sociale”:

- per prima cosa, poiché riteniamo le politiche sociali assolutamente centrali e prioritarie all’interno dell’azione amministrativa del nostro Comune, la delega ai Servizi Sociali sarà gestita direttamente dal Sindaco (una netta inversione di tendenza rispetto al passato se pensiamo che fino ad oggi il Sindaco aveva la delega all’urbanistica…)

- prevediamo di rivedere completamente il meccanismo attraverso il quale vengono concessi i contributi economici alle persone e alle famiglie in stato di disagio economico.


Per essere più chiaro riporto la parte del nostro programma che tratta questo tema:

“E’ necessario abolire la Commissione Comunale degli Interventi Sociali (per problemi legati alla “privacy”). Verrà sostituita dall’Ufficio Servizi Sociali, il quale opererà in base ad un nuovo Regolamento dei Contributi Economici che permetterà di lavorare bene e velocemente.

Il nuovo regolamento dovrà prevedere fondamentalmente tre forme di sostegno:

- il sostegno “episodico” (tempestivo e limitato nel tempo)

- il sostegno “continuativo” (con la previsione di utilizzare altri servizi sociali come ad esempio il servizio domiciliare) per il quale verrà valutata la possibilità di introdurre un “reddito minimo garantito” definito in base all’ISEE, alla situazione famigliare e alla propensione per la ricerca di un lavoro

- il sostegno al reddito per chi perde il posto di lavoro o va in cassa integrazione/mobilità

Per un principio di giustizia sociale ci impegneremo affinché le dichiarazioni ISEE prodotte siano effettivamente controllate secondo i criteri definiti dall’attuale regolamento di controllo sulle autocertificazioni

Rafforzeremo il servizio di Assistenza Domiciliare raddoppiando, nell’arco dei cinque anni di amministrazione, i fondi attualmente disponibili e di conseguenza il numero di ore del servizio.”


Impegni ben precisi che nascono però dalla consapevolezza di migliorare la situazione attuale:

- dobbiamo accelerare e semplificare le procedure per non far attendere per settimane le persone e le famiglie che si trovano in difficoltà;

- dobbiamo prevedere criteri il più possibile oggettivi per dare a tutti “eguale libertà” nel richiedere il sostegno economico al Comune, senza che questo dipenda da valutazioni soggettive dei membri della Commissione Interventi Sociali o dell’Assessore e della Giunta di turno;

- dobbiamo tenere conto di situazioni che sono diverse tra loro: una cosa è la difficoltà temporanea, occasionale, nella quale può trovarsi una famiglia, un’altra cosa invece è una situazione duratura di difficoltà economica.


Per quanto riguarda quest’ultimo punto volevo segnalare una novità che noi proponiamo e valuteremo attentamente: la possibilità di introdurre un “reddito minimo garantito” a livello comunale. Non vogliamo certo sostituirci allo Stato (non ne abbiamo i mezzi finanziari !!!) ma vogliamo studiare alcune esperienze fatte in Europa (penso ad esempio al RSA – Revenu de Solidarietà Active francese) e alcune proposte avanzate in Italia (vedi il sito http://www.lavoce.info/) per strutturare un sostegno continuativo che tenga conto:

- dell’intero nucleo famigliare (presenza di bambini, di anziani, persone disabili, ecc..)

- della situazione economica/patrimoniale, tramite l’ISEE

- di altri contributi ricevuti da enti pubblici

- della situazione lavorativa e della propensione a cercarsi un lavoro


A questo punto ti chiederai: ma dove trovate le risorse per fare questo ?


Le risorse riguardano il tempo, il personale e il denaro:

ci proponiamo di “liberare” il personale dal tempo occupato a gestire le pratiche burocratiche in due modi:


  1. rivedendo completamente, aggiornando e semplificando tutti i regolamenti comunali, togliendo tutti i passaggi inutili e costosi;
  2. proponendo uno “studio di fattibilità” coinvolgendo i Comuni contermini (Rovolon, Saccolongo e Teolo, soprattutto) per la creazione di un’Unione di servizi” L’obiettivo sarà duplice:

- l’accorpamento di tutte le funzioni “interne” (gestione dei bandi, selezione del personale, consulenze con enti esterni, ecc…)

- la definizione di regolamenti uguali per tutti i Comuni coinvolti.


Per quanto riguarda i mezzi finanziari sarà necessario attuare una rigorosa politica di bilancio, quella che abbiamo cercato di fare negli ultimi tempi dai banchi dell’opposizione in Consiglio Comunale. Cito solo tre episodi:

- nel Bilancio di Previsione per il 2009 grazie ad un nostro emendamento sono stati recuperati 10.000 € (su un totale di 25.000 €) proprio nel capitolo del sostegno alle famiglie bisognose che l’attuale maggioranza aveva bloccato per rispettare il Patto di Stabilità. Noi ci siamo rivisti tutti i capitoli di spesa uno ad uno e abbiamo proposto altre spese da bloccare, la maggioranza ha fatto una controproposta che noi abbiamo accettato e alla fine l’obiettivo è stato raggiunto.

- sempre nell’ultimo Bilancio di Previsione per sbloccare i contributi all’Istituto Comprensivo abbiamo proposto di bloccare parte delle indennità del Sindaco, degli assessori e dei consiglieri; l’emendamento è stato accettato.

- durante l’approvazione del Conto Consuntivo 2008 abbiamo segnalato alla maggioranza la presenza tra i residui passivi (leggi “soldi da spendere”) di circa 24.500 € derivanti da contributi regionali per la legge 28/91 che il Comune può utilizzare liberamente e “dimenticati” da circa due anni….


So di essere stato lungo e magari anche un po’ troppo “tecnico” ma ritengo che nell’attuale stato di crisi economica e sociale per attuare una seria politica “sociale” un’Amministrazione Comunale debba obbligatoriamente adottare una linea rigorosa nella predisposizione del bilancio e studiare strumenti di sostegno nuovi e più equi.

Ciao.

Giovanni Ceron

P.S.: è vero che l’E.C.A. (Ente Comunale di Assistenza) non esiste più, ma forse pochi sanno che è rimasta in vita la tassa con la quale veniva finanziato. Questa tassa la paghiamo ogni anno con la Tassa Asporto Rifiuti (arrivata nei giorni scorsi nelle nostre case). La voce “8883 – Ex addizionale erariale” che corrisponde al 10% della TARSU è proprio l’ECA. La mia famiglia nel 2009 pagherà 21,36 €. Con questi soldi il Comune finanzia le attività per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Curioso vero ?

(vedi al link http://www.casa24.ilsole24ore.com/norme-fisco/esperto/2008/07/22/151737.php?uuid=5fa98b50-578a-11dd-a60e-1121dd1b4511&DocRulesView=Libero)




giovedì 14 maggio 2009

Un'altra domandina: chi paga le bollette?

Domande e Risposte


Un’altra domandina…

…una di quelle di Pierino. Sapete, no, chi è Pierino? E’ la figura del bambino sempliciotto per definizione, quello che dice le cose più sciocche, fa le figure più brutte, ecc. E così, magari, Pierino potrebbe chiedere, sempre per restare nelle domande a chi andrà ad amministrare il nostro comune: “ma che è che paga le bollette?”. Voglio dire: le bollette della luce, che è che le paga? E quali bollette si pagano? Immagino la risposta: quelle degli edifici comunali e quelle della pubblica illuminazione. Giusto? Faccio finta che sia giusto, e mi chiedo: quanto cosa l’illuminazione pubblica? Tanto? Poco? Magari ci saranno delle leggi nazionali che lo impongono, ma chiedo: è proprio necessario che resti accesa tutta la notte l’illuminazione lungo le strade? E come sono i lampioni? E’ stato fatto un calcolo delle spese che comporterebbe un passaggio all’illuminazione cosiddetta “a led”, ovvero a basso consumo? Sono le domande della suocera, quella che sta lì a guardare l’euro risparmiato e forse è meschino da parte mia, ma penso che ci siano tanti e tali motivi che giustifichino una riduzione dei consumi energetici, che varrebbe la pena davvero sacrificare qualcosa in altri settori. Penso che ci siano ambiti che potremmo definire “voluttuari” dove si potrebbe anche perdonare ai futuri amministratori se non ci promettessero cose spendendo una certa quantità di euro. Non vi pare? Non sto lì ad esemplificare, fate voi, ma non pensate alla cultura, quello è un bene primario per un popolo, anche per un comune che voglia essere grande davvero. Piuttosto varrebbe la pena investire in un’ottimizzazione energetica degli edifici comunali e nella pubblica illuminazione, ma non modificando i lampioni di una via, bensì prendendo di petto la questione. Per quello che ne so, ci sono aziende che si accollano la modifica degli impianti, l’ente proprietario dell’impianto continua a pagare la “bolletta come prima e la differenza va a compensare il lavoro, per cui nell’arco di qualche anno si è pagato il rinnovo dell’impianto e si inizia a risparmiare davvero senza aver avuto aumenti di spesa, cosa particolarmente difficoltosa per i comuni che sono legati al cosiddetto “patto di stabilità”. La difficoltà è quella di…decidere di farlo, di intraprendere un lavoro in tal senso, credendo che una riduzione dei bisogni più essere una grande idea, anzi, che una “decrescita generale del sistema economico” può essere una grande idea, se solo avessi a cuore (per ampliare un po’ il discorso) non tanto “l’avere”, ma la “qualità della vita”. Socrate andava di tanto in tanto al mercato per vedere quanto fosse grande il numero delle cose di cui non aveva bisogno. Senza essere Socrate, chi ha un po’ di rispetto per la sua intelligenza e vuole contribuire a fermare la crescita tumorale del prodotto interno lordo non può che proporsi di “comprare niente” come stile di vita. Nel modello culturale della “decrescita” la sobrietà è uno dei valori fondanti, che non a caso il sistema culturale della crescita ha ridicolizzato, riducendola a taccagneria, e come tale a fenomeno buono per i poveri, ma non appetibile per chi vuol essere e dirsi “avanzato”. La sobrietà non è solo uno stile di vita, ma anche una guida per orientare la ricerca scientifica e le innovazioni tecnologiche a ottenere di più con meno. E’la capacità di saper distinguere il più dal meglio, la quantità dalla qualità. La costruzione di edifici in grado di assicurare il benessere col minimo consumo di risorse.

Don Romano



Don Romano,

questa volta la risposta è più breve, più semplice e più facile.

Più breve perché per risponderti ti rimando al nostro programma elettorale che puoi trovare sul blog

http://vivere-cervarese.blogspot.com.

Più semplice perché alla domanda se vale la pena passare ad un’illuminazione con i LED noi rispondiamo di sì, tanto è vero che l’abbiamo inserita nel nostro programma, pensando di poterla realizzare completamente nell’arco dei cinque anni del prossimo mandato amministrativo. Abbiamo ben presente l’esperienza di Torraca, nel Cilento (vedi National Geographic Italia - settembre 2008).

Oltre a questo pensiamo che il Comune debba dare il buon esempio ristrutturando la sede municipale per renderlo un edificio ad “emissione zero” con l’installazione, tra l’altro, di un impianto fotovoltaico.

Per quanto riguarda i finanziamenti, al di là dei vincoli imposti dall’attuale Patto di Stabilità (che se non verrà modificato provocherà la paralisi degli investimenti in tutti i Comuni), riteniamo si possa tranquillamente utilizzare lo strumento della “cessione del credito” utilizzando la tariffa incentivante erogata dal Ministero dell’Economia tramite il GSE (Gestore Servizi Elettrici).

Per i LED invece intendiamo utilizzare il Finanziamento Tramite Terzi (FTT) che comprende la fornitura, diagnosi, installazione e finanziamento di impianti tecnologici da parte di una società terza (ESCO – Energy Saving Company). Per ulteriori dettagli ti rimando al sito del Polo Tecnologico per l’Energia: http://nuke.poloenergia.com

Più facile perché l’asse portante del nostro programma è proprio lo sviluppo sostenibile.

Queste due parole messe assieme sono sicuramente “impegnative” per un amministratore e si possono prestare anche a varie interpretazioni; a me piace ricordare la definizione ho trovato tanti anni fa in un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore:

“Lo sviluppo che soddisfa al massimo il desiderio di benessere della generazione attuale, senza pregiudicare il benessere delle generazioni future, attraverso lo sfruttamento eccessivo delle risorse ambientali e naturali”.

(La sfida dello sviluppo sostenibile – Domenico Siniscalco – Il Sole 24 Ore Duemila - 20.10.1999)

Dal mio punto di vista, penso che sia una definizione assolutamente condivisibile soprattutto perché parla di “benessere” e non solo di “avere” e perché impegna le generazioni attuali (noi) rispetto a quelle future (i nostri figli).

Il difficile è declinare queste parole nell’azione amministrative di un Comune, noi abbiamo cercato di farlo con il nostro programma.

Ciao

Giovanni Ceron

P.S.: nel 2000 (nove anni fa !) in sede di revisione dello Statuto Comunale abbiamo cercato di far inserire anche il concetto di “sviluppo sostenibile”. L’emendamento ovviamente ci è stato bocciato dalla maggioranza, con una motivazione da far cadere le braccia…



martedì 5 maggio 2009

Verso le elezioni amministrative: di chi è l'acqua?

Domande e Risposte

VERSO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Stiamo andando a passi veloci verso un appuntamento quinquennale, bello, importante, che chiamerebbe all’appello le forze migliori di un paese per sé, perché si prendano a cuore della gestione del paese stesso, lo amministrino per il bene comune, lo rendano sempre più degno di essere abitato.

Al di là dei luoghi comuni, quelli per cui si dicono tante cose dei cosiddetti “politici”, amo pensare che al livello del piccolo comune le persone che si mettono in gioco, normalmente, lo fanno con animo sincero e generoso, per questo ho sempre un grande rispetto di chi ha quello che è un vero coraggio, quello di esporsi e di rischiare la faccia per operare scelte e assumersi incarichi che poi sono sotto il vaglio di tutti, almeno, di tutti quelli che vogliono occuparsi della cosa pubblica.

“Non è facile”, si dice spesso, entrare nel “gioco politico”. E’ un ambito dove le logiche dominanti sono spesso di difficile gestione, dove il compromesso è solo l’arte più efficace, dove solo chi ha grandi poteri economici può pensare di imporre le proprie volontà ( e non sono molti in giro a poterlo fare, per fortuna), dove occorre essere in grado di dialogare con molti e trovare un punto di conve

rgenza, per gestire le cose in maniera alta, buona, vera.


In ogni caso il “politico”, o meglio l’amministratore, si pone sotto l’occhio di tutti, ed è bene che sappia di essere sotto gli occhi di tutti, che deve vivere come in una casa di vetro, almeno per le sue funzioni di pubblico amministratore.

Proprio per questo il suo agire deve essere improntato alla più ampia trasparenza, alla più totale disponibilità di veder analizzato il suo agire pubblico, senza paure. Deve essere in grado di rispondere a tutte le domande che un cittadino senta il bisogno di porre, tutti i dubbi che un cittadino ha, soprattutto in tempi come i nostri nei quali è venuta molto a mancare la fiducia nelle figure istituzionali a causa di veri scandali avvenuti (e ancora vivi…) a più livelli.

In base a questo, che sento come un diritto di ogni cittadino, che è il “datore di lavoro” dei suoi amministratori ( e da noi, almeno per il sindaco, è anche il datore di stipendio), vorrei provare a porre alcune domande da queste pagine del foglietto a chi prenderà in mano il nostro comune. La prima domanda, che mi viene spontanea dopo che ho visto qualche bolletta, è la seguente: di chi è la nostra acqua?


Chi ce la fornisce?


Con quali logiche? Da privato o da servizio pubblico? Chi è che decide come vengono fatte le bollette insomma? Vedete, nei mesi scorsi ho chiesto più volte queste cose a chi sta amministrando adesso il nostro comune, e ho sempre avuto risposte evasive. La risposta alla prima domanda, comunque, è semplice, lo vediamo scritto sulle bollette: è l’ETA.


Ma cos’è l’ETRA?


Che tipo di ente è? Io non lo so, ma mi viene il dubbio che sia una di quelle società a capitale

misto dove gli enti pubblici (leggi “i comuni”) hanno almeno il 51% del pacchetto azionario, sono i padroni della maggioranza delle azioni, insomma, ma chi dà le direttive è quello che possiede il 49%, ed è un privata, una società di solito, che vuole far soldi, guadagnarci, anche perché allo stesso tempo fa guadagnare anche i comuni.


Tutto ineccepibile, vero? Già: ma se la logica con cui viene gestita la fornitura dell’acqua, è questa, noi capiamo benissimo che l’acqua diventa un bene, non un servizio, né un diritto di tutti, come dovrebbe essere visto che viene dal cielo, e nessuno ha il certificato di proprietà delle nuvole.

Sempre più stiamo capendo che l’acqua sarà il “petrolio del 21° secolo”, quello per cui si faranno le guerre n


el mondo. Credo che se noi ce la fossimo già venduta a qualche ente che ci vuole guadagnare sopra, e magari, in futuro, venderla a chi offre di più, qualcuno, dovrebbe dircelo. Non vi pare?


Don Romano




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Don Romano,

ho letto l’editoriale dell’ultimo bollettino parrocchiale “Verso le elezioni amministrative” dove poni una domanda banale che comporta però una risposta impegnativa.

Lo faccio da “persona informata dei fatti”: sono stato assessore per un breve periodo di tempo e dal 1999 sono consigliere comunale e capogruppo di “VIVERE CERVARESE”.

La lista di cui faccio parte si ripresenterà alle prossime elezioni amministrative candidando a Sindaco il dott. LORIS ROSSETTO, io sarò il capolista.

Dopo questa premessa che mi sembrava corretto fare veniamo alla domanda

“Di chi è l’acqua ?”

Per rispondere bisogna partire da una legge: la Legge Galli (la n°36 del 05.01.1994) che all’art 1 recita:

“Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà.

Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale.

Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri ideologici”

Quindi è chiaro: l’acqua è contemporaneamente di tutti e di ciascuno, quindi tutti noi ne abbiamo la disponibilità e la responsabilità nell’utilizzo.

Dove sta il problema ?

Il problema sta nella gestione del ciclo idrico per rendere l’acqua disponibile a tutti.

L’acqua è diventata “un bene economico” nel momento in cui ha cominciato a scarseggiare e sono aumentati i costi per metterla a disposizione di tutti: scarsità d’acqua e aumento di costi sono legati al cattivo utilizzo che ne è stato fatto per anni (gli sprechi sono tanti e in tutti i settori economici e civili) e alle difficoltà tecniche di gestione del servizio idrico integrato (acquedotto, fognatura e depurazione).

La Legge Galli e quelle successive stabiliscono di fatto che la tariffa deve coprire tutti i costi di questo servizio (ecco perché le bollette sono aumentate così tanto negli ultimi anni, prima una parte dei costi venivano coperti dalla “fiscalità generale” degli Enti Locali): in teoria, aumentando la tariffa gli utenti sono costretti a ridurre gli sprechi e con i soldi incassati chi gestisce il servizio ha le risorse per realizzare investimenti adeguati su tutta la rete idrica.

Già, ma chi gestisce il servizio ?

Anche qui, come spesso accade, la legislazione italiana è stata contradditoria negli ultimi anni e non è possibile dare una risposta netta.

In linea generale comunque il servizio dovrebbe essere gestito per aree che raggiungano una “massa critica” (di utenti e di consumi) che garantisca economicità, efficienza ed efficacia; la logica quindi è più “privata” che “pubblica”..

Nel caso specifico il Comune di Cervarese rientra nell’ ATO BRENTA, costituito nel 2002.

ATO significa “Ambito Territoriale Ottimale” ed è l’ente previsto dalla Legge Galli per garantire l’attività di indirizzo e controllo nel sistema delle acque (in tutto il Veneto ci sono 8 ATO). E’ nell’ATO (composto dai Comuni e dalle Province) che si manifesta la volontà pubblica mentre la gestione operativa , che deve necessariamente essere affidata complessivamente per tutti i Comuni facenti parte dell’ATO (sono circa 70), può essere affidata direttamente o tramite gara ad un soggetto pubblico, privato o a capitale misto.

Sempre nel nostro caso l’ETRA (alla quale l’ATO Brenta ha affidato la gestione del servizio idrico integrato) è una società a totale capitale pubblico di proprietà dei Comuni (anche il nostro) nata dall’unione di tre aziende Altopiano Servizi Srl, Brenta Servizi Spa e SE.T.A. Spa (l’ex Acquedotto Euganeo Berico)

ETRA è una “holding operativa”, le altre tre società non si sono sciolte ma sono rimaste in vita come “società patrimoniali” ed in più sono state create tre “società operative”. Questa è a grandi linee la situazione attuale nella gestione delle nostre acque.

Un po’ in tutta Italia sono nate queste società pubbliche alle quali gli ATO hanno affidato direttamente, spesso senza gara, la gestione del servizio idrico, per evitare la discesa in campo delle grosse multinazionali, soprattutto francesi.

Viva il “pubblico”, quindi ,e abbasso “il privato” ?

Io personalmente ritengo che le cose stiano un po’ diversamente.

Non possiamo ignorare infatti che:

- spesso il pubblico è inefficiente e per svariati motivi non riesce a garantire un servizio degno di questo nome (per fare un esempio l’azienda per la quale lavoro sta aspettando da quasi sei anni la concessione ufficiale per il prelievo delle acque da falda sotterranea tramite pozzi, intanto operiamo in regime di proroga, ovviamente)

- queste grosse società pubbliche si stanno espandendo occupandosi anche di altre cose oltre all’acqua (l’ETRA per esempio è diventata una multiutility che gestisce anche la raccolta differenziata dei rifiuti, il verde pubblico, le telecomunicazioni, ecc..): più sono grosse più queste società diventano “terreno di caccia” dei politici locali di turno, le nomine per ricoprire incarichi di responsabilità quindi non sempre (per usare un eufemismo) rispondono al criterio del merito ma più spesso a quello dell’appartenenza partitica o addirittura correntizia (senza giudicarne la professionalità, non è un mistero per nessuno che l’attuale Presidente di ETRA prima di ricoprire questa carica fosse coordinatore provinciale di Forza Italia)

Quali sono le soluzioni allora per garantire l’acqua a tutti (come diritto) garantendo la qualità del servizio, la sua efficienza ed economicità (come qualsiasi “bene economico”dovrebbe essere) ?

Non ho la bacchetta magica ma io penso che sia necessario:

-garantire l’informazione, che i singoli Comuni devono dare su come viene gestita l’acqua e sui suoi costi ma che anche i cittadini devono pretendere dai loro Amministratori;

-aumentare il grado di consapevolezza degli Amministratori: quanti sono i consiglieri comunali che comprendono pienamente il senso delle delibere che si approvano quando vengono stabiliti i contratti di affidamento del servizio idrico o quando vengono decise le costituzioni di società pubbliche ?

-aumentare il grado di controllo degli enti pubblici rispetto a chi gestisce il servizio, sia esso una società pubblica o privata. E’ nell’ATO che “si gioca la partita” dell’interesse pubblico; è lì che va preparato e gestito il contratto di affidamento per realizzare un controllo democratico della gestione. Nell’ATO i singoli Comuni come il nostro non contano nulla se non cominciano a coordinarsi tra di loro e a mettersi assieme almeno per zone omogenee.

Mi scuso per la lunghezza della risposta ma spero di essere stato chiaro.

Possiamo pure passare alla seconda domanda.

Ciao..

Giovanni Ceron

P.S. cosa significa che “nei mesi scorsi ho chiesto più volte a chi sta amministrando adesso il nostro comune e ho sempre avuto risposte evasive?” A me risulta che il Sindaco uscente faccia attualmente parte del Consiglio di Sorveglianza dell’ETRA e in passato l’assessore al Bilancio è stato membro del Consiglio di Amministrazione dell’ATO Brenta e di SE.T.A. Servizi Spa……..

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